Tenebre: la bambina

CAPITOLO 1 – PARTE PRIMA

La nebbia di colpo si dirada in grandi vortici mossi da correnti d’aria e lui è all’interno di un cubo. 

Una stanza ovviamente, ma è una stanza a forma di cubo con pareti lisce e gelate. Diresti di vetro, non fosse per il fatto che sono talmente scure che sembrano assorbire la luce. Non può vederle, ma le intuisce. O forse le ricorda. Comunque può sentirle con la punta delle dita, e la stanza ha quell’odore che hanno di solito le cose lisce e gelate. E umide. E abitate da cose non esattamente vive, o comunque non completamente morte. Il buio è ovunque ed è tangibile quasi fosse una sorta di melassa colata dall’alto a riempire ogni angolo. 

Theb è terrorizzato: come potrebbe essere altrimenti? Si muove a tentoni cercando di non soccombere al panico, ma il cuore sta battendo sempre più veloce come se dovesse sfondargli la cassa toracica e uscirgli dal petto per prenderlo a schiaffi. 

Stringe i pugni.

Stringe gli occhi.

Stringe quello che può stingere. Sì, tutto quello che può stringere. Tutto.

Poi, una voce, dalla sommità di quel buio lo chiama.

«Theb.»

Alza istintivamente la testa, anche se sa che non vedrà niente. E invece, inaspettatamente, scorge una piccola luminescenza celeste – fievole ma nettamente riconoscibile – baluginare nell’oscurità proprio sopra la sua testa, a un’altezza che non sa definire e che si limita a classificare come “con un salto non ci arrivo”. La nebbia sta tornando a una velocità insensata.

«Theb. Aiutami!»

A parte l’alone dettato dalla luminescenza cianotica che si riflette nella nebbia che si sta formando intorno, non riesce a vedere altro. Vede un disco, come quello della luna durante un’eclissi di sole, che gli sta davanti. o per meglio dire sopra e in effetti l’effetto è proprio quello: un’eclissi. 

«Theb, ti prego, aiutami! Non voglio restare qui da sola. Ho paura!»

È la voce di una bambina. Di QUELLA bambina. Si allontana indietreggiando dal centro della stanza per cercare di vedere meglio da dove arrivino evanescenza cianotica, nebbia e voce. Mano a mano che indietreggia, cambiando prospettiva, vede.

Vede una gabbia sospesa da una catena ancorata al soffitto: suppone ce ne sia uno a cui la catena è fissata, anche se chiaramente non può vederlo. E all’interno della gabbia una bambina, come fosse un qualche volatile strano messo lì per far bella mostra di sè. Una bambina circondata dalla nebbia anzi, come se essa stessa in qualche modo fosse parte della nebbia. Con la pelle bianca, capelli colore delle fiamme e occhi celesti e che tende una mano minuscola ma ferma verso di lui. E che sprigiona quella luminescenza color ciano.

«Theb, ti prego, aiutami! Non voglio restare qui da sola. Ho paura! Fra poco tornerà. Fra poco Lui tornerà…»

Un tonfo sordo in lontananza e un tuffo al centro del petto.

«Chi è che sta per tornare? Lui chi?» chiede terrorizzato Theb alla bambina.

Passi pesanti che sono come assestamenti sismici. La terra trema da un punto imprecisato all’interno della scatola toracica di Theb e il pavimento non sembra in grado di tenere sotto quei tremendi colpi. 

Arriva.

Passi.

«Theb. Aiutami!»

Porte che si aprono

«Lui chi?»

«Theb. Aiutami!»

«LUI CHI?»

Porte che sbattono

Passi che sono maremoti

«Theb. Aiutami!»

BAM!

Il cuore ormai impazzito gli occhi che frizzano le orecchie che esplodono “lui” chi è lui lui chi CHI LUI CHI?

«LUI – Thump – CHI? – Thump – CHI è che – Thump – sta tornando? – Thump – CHI?»

BRAAAAAAAM!

Silenzio. Un silenzio caldo tutto intorno alla testa.

La manina protesa verso di lui, gli occhi in lacrime e la faccia stravolta la bambina risponde:

«Lui, il Re delle ombre. Il Signore delle Tenebre.»

Poi una mano gigantesca afferra la gabbia che sparisce nel buio e con la gabbia sparisce anche la bambina.

Si svegliò ansimando. La luce lo investì come una slavina di sassi in piena faccia e si tirò su appoggiando i gomiti dietro alla schiena. Ancora quel sogno, ancora quella bambina. Cominciava ad essere troppo anche per lui. Respirò affannosamente per alcuni minuti, cercando di riprendere il controllo. Si guardò intorno in cerca di qualcosa che lo rassicurasse al volo.

Era nella sua camera, esattamente dove era andato a coricarsi qualche ora prima.

La stanza era circolare. 

Niente angoli dietro cui un’ombra si potesse celare. Non esistevano sporgenze o punti ciechi. Era tutto in vista, tutto esposto in maniera continuativa e omogenea: tutto estremamente, costantemente, inesorabilmente illuminato. Paurosamente monotono, qualcuno avrebbe detto, ma quel che per alcuni è monotono, per altri è rassicurante. E per lui lo era, molto.

L’illuminazione era data da una serie di lampade con serbatoio che bruciavano in continuazione. Erano state riempite in tempi diversi, così che anche se una doveva essere ricaricata le altre avrebbero continuato a bruciare. Perché il buio era bandito. 

In realtà più che il buio erano bandite le Ombre. Theb ne era terrorizzato. Fin da piccolo non era mai riuscito a superare la paura delle ombre, di quello che erano e di come si muovevano. Dormiva, mangiava, viveva completamente immerso nella luce, sempre. Era una paura che affondava le sue ragioni nel tempo in cui era un bambino, quando si perse di notte in un bosco. 

continua…

DisclaimerTenebre è un racconto lungo diviso in capitoli o puntate che fa parte delle Cronache del mondo Dilà (Notturno – Caligonauti).

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