La tortura.

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Sale.

L’acqua sale. 

«Brucia!» grida tra le lacrime.

Sente il flusso continuo cadere in una piccola cascata all’interno della vasca in cui è adagiato. È ormai quasi arrivata al petto, l’acqua. Sente una sostanza vischiosa sul fondo della vasca sfiorargli i piedi, le natiche. Un odore strano pervade l’aria. Non capisce bene come ci sia arrivato in quel posto ed ha un vuoto che copre il lasso temporale fino a quel momento: è una serata tutto sommato piacevole nella sua banalità, poi tutto è precipitato. Le parole, gli sguardi, il non detto, i gesti. È partita quasi in sordina e piano piano, con la velocità sempre crescente di una slavina è andato tutto a rotoli. 

L’acqua smette di arrivare.

Plic.

Plic.

Plic.

Silenzio.

Plic.

Il ritmico rallentamento delle gocce che impattano la superficie dell’acqua tortura le sue orecchie ed il cervello comincia a perdere lucidità.

Ci deve essere stato un attimo in cui ha sbagliato qualcosa, ne è certo.

«Perché mi stai facendo questo? È ingiusto…»

La domanda gli esce come un sussurro rotto dai singhiozzi. Cerca di non far trasparire l’angoscia, ma è uno sforzo vano. Parla con un filo di voce come se, tenendo il tono della voce bassa, gli eventi avessero un altro peso, perdessero un po’ di gravità. Come se tutto fosse meno definitivo. Non vede nessuno nella stanza, ma sa che è lì dietro di lui, che si gode lo spettacolo. 

Può sentirlo, può percepirne il respiro.

«Lo so che sei lì dietro, non fare finta di nulla, perchè? Dimmelo!»

Niente. Nessuna risposta, nessun cenno. Ma anche quella è una conferma. Perchè sua madre gli sta facendo questo? Quale architettura mentale preda della follia si è impossessata di quella che dovrebbe essere la persona più cara al mondo? Il pensiero di essere vittima di qualcuno che dovrebbe difenderlo gli lacera l’animo e gli apre una voragine sotto lo sterno. Piange. L’ineluttabilità di quello che sta accadendo lo sta dilaniando.

L’acqua frema ormai lo avvolge fino al mento e lui sta perdendo la speranza. Non ci sarà il salvataggio in extremis del supereroe mascherato di turno. Nessun bai-segnale, nessun telefono rosso. Nessuno lo soccorrerà: sarà costretto in quell’incubo liquido fino a che la sua aguzzina vorrà.

«PARLA, Maledizione! Che ti ho fatto, perché mi stai facendo questo? È per qualcosa che ho detto? È per qualcosa che ho fatto? Mi sono tolto le scarpe prima di entrare. Ho chiesto per favore. Ho detto grazie! MAMMA!!!!»

Un accenno di risata soffocata, ne è certo. Si sta prendendo gioco di lui, è chiaro. Oltre che il danno anche la beffa. Il suo aguzzino non solo gli sta facendo questo, ma gode anche nell’assistere allo spettacolo. Sadico maledetto…

«Rispondi» dice con un filo di voce, rassegnato.

Sente un movimento, uno spostamento d’aria provenire da dietro e dei passi. Passi felpati, passi leggeri ma decisi che gli girarono attorno per pararglisi davanti.

«Oh Paolo, ma come la fai lunga! Fai questo bagno che dopo la partita di calcetto puzzi butti in terra, e poi vieni di là che la cena è quasi pronta.»

La tortura - illustrazione digitale - Pietro Rotelli
La tortura – illustrazione digitale – Pietro Rotelli

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