Il Tombino Maledetto. E05

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I predatori del tombino maledetto 

Episodio 5: Tafferuglio alla toilette.

Una testa appoggiata su un vassoio che galleggiava a mezz’aria.

Esatto. 

Ripeto: una testa appoggiata su un vassoio che galleggiava a mezz’aria. Fu questa la prima cosa che Davide vide appena ripresosi dallo scombussolamento spazio-temporale che aveva messo ko lui, Marco e il tassinaro. La gallina invece stava una favola. «Posso prendere l’ordinazione? Avete scelto?» Chiese la testa. Davide non riuscì ad articolare altro che un fufù-fifì-fefè che lasciò un attimo interdetta la cameriera (era una testa di donna ed aveva il cappellino da cameriera) che girò il vassoio e se ne andò indispettita.

Intanto fra un verso agonizzante e l’altro si stavano riprendendo anche Marco e il tassinaro.

«Che hai ordinato?» chiese quest’ultimo.

«Cosa ho ordinato? Ma se neanche ho capito di che stava parlando la testa volante…» Rispose scocciato Davide.

«Ah, ragazzo, il segreto è ordinare, ordinare sempre. Appena torna dimmelo che devo bere una synth cola modificata.»

Marco guardò fuori dal finestrino a sua volta e vide dove erano: una via di mezzo fra un Drive In come ne aveva visti al cinema nei vecchi film americani degli anni ottanta e un autogrill. con parcheggio e pista di decollo e atterraggio. E un faro proprio sul tetto dello stabile. Il tutto posto su un asteroide grande come un quartiere.

Videro tornare la testa, aveva lo sguardo colmo di odio e teneva i suoi occhi piantati in quelli di Davide:

«POSSO-PRENDERE-L’ORDINAZIONE?» chiese usando un tono di voce esageratamente marcato. e poi restandosene li, a mezz’aria galleggiando davanti al finestrino posteriore della macchina.

«Una synth Cola Modificata per il signore» disse indicando il tassinaro «e due birre, una per me e una par lui» disse indicando Marco «A me la birra mi fa schif-» una gomitata nello sterno chiuse l’intervento di Marco.

«Non rompere le scatole» gli sussurrò nell’orecchio Davide. «La bevo io o la butti via. Non ho intenzione di star qui a discutere con una testa volante, se permetti. Stai zitto e bevi.»

Marco abbassò il capo.

Il tassinaro, con la sua voce baritonale annunciò «Io vado al gabinetto» aprì la portiera e scese di macchina. Si avviò al gabinetto con una falcata sinuosa che i due ragazzi guardarono inebetiti. 

«Ehhhh» fu il commento di Davide.

«Ehhhhhhhhsì» gli fece eco Marco.

«Si, comunque devo andarci anche io al bagno, quindi te stai qui e fai la guardia e quando arriva la testa con l’ordine paga. Io torno fra poco» detto questo Davide scese di macchina. La gallina turchina stava beccando in terra piccoli insetti a forma di occhio con sette zampette. Correvano da tutte le parti ma la gallina non si faceva fregare e una beccata qua, una zampata là, li stava decimando.

«Che schifo» commentò Davide passando.

«Giovanotto, ognuno ha da fare quello che ha da fare per il proprio sostentamento, e non è tenuto a dare giudizi sulle abitudini alimentari altrui.» lo apostrofò la gallina.

Davide rimase a bocca aperta fissando l’animale che aveva ricominciato a beccare quelle orrende creature. 

La natura a volte faceva proprio senso. Andò verso il bagno incrociando il tassinaro che stava invece facendo ritorno alla macchina, con la sua falcata ancheggiante. Davide aprì la porta del bagno e si trovò davanti una specie di seppia gigantesca che arrivava fino al soffitto, bianchiccia e bavosa, che appena lo vide gli sputò del nero in faccia «Pmi pscusi!»

«Ma cos… ma che è, ma perchè?» chiese confuso Davide «Ma che cos’è?»

«Pmi pscusi, psono pmortificato! Pnon pmi paspettavo pil psuo pingresso. Pmi pha pspaventato…» e, porgendogli con uno dei suoi tentacoli un asciugamano «Pprego, psi pasciughi!».

Davide prese l’asciugamano che gli veniva offerto e si ripulì da quel nero appiccicoso, aiutandosi con l’acqua del lavandino. Finito che ebbe di rimettersi in sesto, e sempre sotto lo sguardo (a dire il vero abbastanza vitreo) della seppia, entrò in uno dei gabinetti per fare quello che doveva fare. Era lì, nel bel mezzo della sua pipì, quando udì qualcuno fuori prendersela con il custode tentacolato. «MALEDETTO!» diceva la voce piuttosto arrabbiata «MI HAI SPORCATO!»

«Pmi pscusi, psono pmortificato!» 

«LA PAGHERAI» il tipo non sembrava affatto disposto a lasciar perdere, e Davide era leggermente indeciso su cosa fare: uscire e intervenire in difesa del tentacolato guardiano del gabinetto o farsi gli affari suoi. Chiaramente prese la decisione più ovvia.

Spalancò la porta e ancor prima di capire chi aveva di fronte disse «Oh, bello, vedi un po’ di darti una calmata che mica lo ha fatto apposta eh.»

Per tutta risposta il T-Rex che aveva di fronte gli dette un colpo di coda che lo fece uscire fuori dal bagno dalla parete, abbattendola.

Davide cercò di tirarsi su e quello che vide lo lasciò pietrificato: un T-Rex, appunto, con un completo di Armani, una 24 ore ammanettata a una delle due minuscole braccia, occhiali a goccia e un elmetto tedesco con la punta in acciaio.

«MICROBO, IMPARERAI A FARTI GLI AFFARI TUOI!» gli urlò contro il dinosauro mentre lo raggiungeva. Davide scattò sulla destra ed afferrò una tanica di benzina e gliela tirò addosso, colpendolo sull’elmetto.

Nel frattempo il calamaro gigante lo aveva afferrato da dietro (il T-Rex, non Davide) e cercava di immobilizzarlo. «Pcolpiscilo! Pcolpiscilo padesso!» lo incitava.

«Ma cosa colpisco chi? Ma non lo vedi che un tirannosauro? Ma non l’hai visto Jurassic Park?» 

Il T-Rex si divincolò dalla presa dei tentacoli e assestò un tremendo colpo con la coda che mandò per aria il calamaro. Poi si girò e puntò Davide, a testa bassa. Il ragazzo cominciò a correre a casaccio per tutto il piazzale mentre la folla che avevano intorno restava impietrita a guardare quel circo. 

Il T- rex però contro ogni previsione gli era ormai addosso. Un colpo di fucile tuonò e si fece silenzio. Tutto si fermò, il dinosauro, Davide, la folla. Tutti restarono congelati dove erano.

«Tutto molto suggestivo. Ora però cara la mia lucertola te ne torni da dove sei venuta e lasci in pace il ragazzo. Ragazzo, te invece vieni qui, monti in macchina e ce ne andiamo. Da bravi»

Non era una cosa da tutti i giorni vedere una gallina, turchina certo, con un fucile a canne mozze in una mano (o sarebbe meglio dire in un ala) minacciare un T-Rex vestito come un blues brother con il casco da soldato prussiano che aveva aggredito una specie di Cthulhu-inserviente in un bagno pubblico.

Eppure.

Davide risalì in macchina dove lo aspettavano Marco (che stava bevendo la sua birra) e il tassinaro, mentre gli altri se ne restavano immobili.

«Arrivederci e grazie per la collaborazione» disse la gallina, si rimise il morso, e partì a tutto gas trascinando il taxi. 

Restò solo una nuvola di fumo colorato, poi il niente.

«Mi piace la tua gallina» disse Davide

«Non è mia» rispose il tassinaro

«Beh, comunque mi piace»

«Anche tu le piaci»

«A me piace la birra» disse Marco «Non credevo, e invece…»

«E invece…» gli fece eco Davide

«Dove siamo diretti?» Chiese Davide al tassinaro

«Non en ho idea, devi chiedere alla gallina, non sono io che decido» rispose il tassinaro accendendosi un sigaro.

«Perfetto.» disse Davide.

Fine episodio 5

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