Il tombino maledetto. E01

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Questa storia a puntate l’ho scritta tempo fa e pubblicata sulle “pagine” di Theincipit.com. Il titolo era simile “Il tombino maledetto” e ogni tanto ho messo una puntata. Poi l’ho chiuso.

Ho deciso di riprenderlo cambiando leggermente il titolo in qualcosa di più evocattivo, fare un minimo di editing e migliorarlo o cambiarlo qua e la. E vediamo dove si arriva.

I predatori del tombino maledetto

Episodio 1: Il tombino maledetto (appunto)

Davide era pronto per uscire, si stava infilando le scarpe senza allacciare le stringhe, perché le portava sempre così. Era quasi l’ora dell’aperitivo e Marco era già di là, braccato da sua madre, che lo aspettava per andare a prendere un aperitivo alla baracchina vicino al mare.

«Mamma non gli rompere troppo eh, sennò la prossima volta vado io da lui, che su’ madre è meno noiosa!»

«Tranquillo Davi, tua madre è simpatica.» gli rispose Marco.

Davide saltò giù dal letto e si infilò la tracolla di stoffa in spalla, prese al volo il suo amico trascinandolo via verso la porta di casa.

«Andiamocene Marco, che devo anche comprare le sigarette!»

Fece per aprire il portone di casa ma si accorse di aver dimenticato le chiavi in camera sua. Sbuffando in maniera fin troppo plateale tornò sui suoi passi. Entrò in camera e non riuscì ad individuarle al volo. Dovette buttare all’aria metà della scrivania e nell’operazione rinvenne anche: un accendino, un pacchetto di filtri per sigaretta e tre cartine usate, 3,72 euro, la tessera del codice fiscale e una caramella alla menta. Infilò tutto in borsa e tornò in soggiorno, prese nuovamente al volo Marco e aprì il portone di casa.

«Ciao eh, io torno tardi.» urlò.

«Hai preso le chiavi? I soldi per uscire ce li hai?» chiese con apprensione sua madre.

«Si si, tuttapposto.»

Era già con una gamba fuori casa quando suo padre urlò dal divano che sarebbe stato il caso, già che usciva, di rendersi utile: poteva portare la spazzatura al cassonetto. Lì per lì Davide stava per rispondergli che poteva benissimo pensarci lui, poi decise che non era una mossa saggia, dato che di lì a qualche giorno avrebbe dovuto chiedergli dei soldi, probabilmente. Rientrò in casa per l’ennesima volta, prese il sacco dalla pattumiera, lo chiuse e cercando di controbilanciarne il peso uscì di casa, seguito dal suo amico. La porta si chiuse dietro di loro e si avviarono.

Il cassonetto era situato a un paio di centinaia di metri da casa sua, motivo per cui nessuno aveva mai voglia di andarci, e per arrivarci si doveva girare l’angolo e passare dal giardinetto pubblico. In fondo al giardino c’era il cassonetto. La strada e il parchetto erano deserti, ma era ora di cena, quindi era normale. Quello era un posto di persone abitudinarie: cenavano tutti alla solita ora, poi portavano il cane a spasso tutti insieme e tornavano a stravaccarsi sul divano. Arrivarono al cassonetto in un silenzio comunque tutto sommato inquietante, lo aprirono e ci catapultarono dentro il sacco, dopodiché il coperchio si chiuse in un concerto di cigolii. Si voltarono per andare alle biciclette e fu lì che la videro: dal tombino in mezzo al parco, quello da cui defluivano le acque della fontanella pubblica usciva un bacio di luce. Da sotto proprio. Una luce rosso-arancio come se ci fosse qualcuno con una torcia a fare uno stupido scherzo.

I due ragazzi si guardarono senza parlare, e Davide si incamminò in quella direzione per vedere più da vicino. Marco restò indietro, più titubante, che in effetti un tombino illuminato da dentro non è una cosa a cui uno è solitamente preparato. Ai giardinetti ti aspetti il tossico, non ET. Quando furono ambedue a un paio di metri di distanza dal tombino cominciarono a sentire un sordo mugugnare provenire da lì sotto. Come una sorta di cantilena, ma non riuscivano a capire se la stessero sentendo con le orecchie, o se la stessere intuendo con il cervello.

All’improvviso il tombino saltò in aria a la luce si liberò in tutta la sua potenza: una colonna fluorescente in mezzo ai cespugli ed agli alberelli. Nessuno a parte loro parve accorgersi dell’evento, e neanche del fatto che la cantilena si era fatta più persistente.

«Andiamo a vedere?» Disse Davide all’amico, indicandogli una scaletta che si intravedeva nel tombino. Marco restò lì, inebetito, probabilmente chiedendosi se l’amico stesse scherzando o se fosse serio.

Fine episodio 1

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