La bestia del Gévaudan

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A volte la storia, soprattutto in epoche remote in cui certi tipi di analisi scientifiche e accertamenti erano impossibili, ha dato molti spunti per storie fantastiche al confine fra la fantascienza, il fantasy, l’horror e il mistero.

È il caso della Bête du Gévaudan, (che fino ad oggi non è stata identificata con certezza) iniziò a terrorizzare il popolo di Gévaudan, una provincia del sud della Francia, nel 1764. Tutto iniziò quando una ragazza stava portando al pascolo le mucche e venne attaccata da una creatura “simile a un grosso lupo”, che tentò diverse volte di mangiare la donna, prima di essere allontanata dalle vacche. Da questa storia sono già state, nel tempo, tratte storie, scritti romanzi e girati film, ma resta comunque una grande ispirazione per il fantastico.

Si tratta di un animale all’origine di una serie di attacchi contro umani avvenuti tra il 30 giugno 1764 e il 19 giugno 1767. Questi attacchi, per lo più fatali, ( secondo alcune fonti tra gli 88 e i 124) si ebbero principalmente nel nord dell’ex paese di Gevaudan, una regione di allevamenti. Alcuni casi sono stati segnalati nel sud dell’Auvergne e nel nord del Vivarais e del Rouergue.

La “Bestia del Gévaudan” passò in fretta agli onori della cronaca, tanto da mobilitare molte truppe reali e dare origine a tutti i tipi di voci, sia sulla natura di questa “bestia” – talvolta vista come un lupo, talvolta come un animale esotico e persino come un lupo mannaro (fino a parlare anche di serial killer, in tempi più recenti) sia rispetto alle ragioni che la spinsero ad attaccare le popolazioni – dalla punizione divina alla teoria dell’animale addestrato ad uccidere.

Pur avendo un centinaio di attacchi simili si sono verificati durante tutta la storia della Francia, (poiché tutte le regioni erano popolate da circa 20.000 lupi in quel momento storico) questo dramma preciso avvenne opportunamente per la stampa che aveva bisogno di vendite dopo la guerra. Sette anni: la Posta locale di Avignon e le Gazette de France (giornali nazionali e internazionali) vedono la possibilità di cogliere da questi eventi una vera miniera d’oro con la pubblicazione di centinaia di articoli sul tema in pochi mesi.

Dal 1764 al 1767, due animali (uno identificato come un grande lupo, l’altro come un cane simile a un lupo) furono massacrati. Il grande lupo fu abbattuto da François Antoine, Portatore di Archibugio del Re di Francia, nel settembre 1765, nel dominio dell’abbazia reale di Chazes. Da quella data, i giornali e la corte persero interesse per il Gevaudan. Il secondo animale è stato ucciso da Jean Chastel, abitante a La Besseyre-Saint-Mary, il 19 giugn, 1767. Secondo la tradizione, l’animale è stato ucciso da Chastel e alla Bestia del Gévaudan, dopo tale data, non è più stata attribuita alcuna uccisione (anche se continuarono).

Quante persone furono uccise?

Secondo i registri francesi, le vittime accertate furono 136, ma furono probabilmente molte di più. Fu Luigi XV ad impedire di tenere il conto, e alcuni storici ipotizzano che potrebbero esser state uccise sino a 500 persone. Stime più realiste parlano di circa 200 persone uccise in tre anni.

Che animale era la Bestia?

Le ipotesi formulate da storici e criptozoologi sono innumerevoli, spesso contrastanti fra loro. La teoria storica più comune è quella che la “Bestia” fossero in realtà più Lupi Antropofaghi, che uccidevano da soli e si cibavano principalmente di esseri umani. Il naturalista francese Michel Louis propose, nel 2001, una teoria diversa, ovvero che si trattasse di un dogue de Bordeaux appartenente proprio a Jean Chastel. Un cane particolarmente grosso, che era diventato per qualche ragione un mangiatore di uomini, e che sarebbe infine stato fatto abbattere dal padrone. Un’altra teoria, formulata da Pierre PourcherFrançois Fabre, vede la “Bestia” come un giovane leone, scappato in qualche modo alla cattività e incapace alla caccia.

Le ultime ipotesi, quelle più fantasiose, identificano il mostro con un licantropo. È una teoria affascinante, sopratutto a causa anche della inspiegabile antropofagia dell’animale.

Credits: http://www.musee-bete-gevaudan.com

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