il Vampiro

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I recently finished a series of illustrations for a book on folklore.

Among the various characters that I found to depict, a vampire.

In this depiction, however, which takes into account a description that draws on the Italian folklore of some regions, the vampire does not drink the blood biting the victim neck, as in the mythology, but touching the victims.

I tried to make sense of it, but it seemed more like a generic monster extending a hand towards the victim, so we decided for another solution.

The belief in vampirism interested Italian theologians and naturalists during the eighteenth century. One of the most discussed works was the Dissertation on the Vampires by the Archbishop of Trani Giuseppe Davanzati, first published in Naples in 1774, in the well-known and very lively printing press of the Raimondi brothers. The text had already been read, in manuscript form, by experts in medicine, theology, canon law, as early as the forties of the eighteenth century. The Marquis Scipione Maffei had drawn inspiration for his reflections; Pope Benedict XIV had appreciated “yes for the doctrine, which for the vast erudition”.
It turns out, in the story, as one of the most famous folk figures in the world, that of the vampire, was well known and discussed in Puglia well over a century before Stoker printed Dracula and before the long canines and bite at the jugular, vampires sucked blood simply by contact.

Here, however, I share the first solution, the discarded one: according to you, was it understood?

 


Ho da poco finito una serie di illustrazioni per un libro sul folklore.

Fra i vari personaggi che mi sono trovato a raffigurare, un vampiro.

In questa raffigurazione però, che tiene conto di una descrizione che attinge al folklore italiano di alcune regioni, il vampiro non beve il sangue mordendo il collo, come nella mitologia “Stokeriana”, ma toccando le vittime.

Ho provato a dargli un senso in questo verso, ma sembrava più un mostro generico che allunga la mano verso la vittima, quindi poi abbiamo deciso per un altra soluzione.

La credenza nel vampirismo interessò teologi e naturalisti italiani nel corso del XVIII secolo. Una delle opere più discusse fu la Dissertazione sopra i vampiri dell’arcivescovo di Trani Giuseppe Davanzati, data alle stampe per la prima volta a Napoli nel 1774, nella nota e attivissima tipografia dei fratelli Raimondi. Il testo era stata già letto, in forma manoscritta, da esperti di medicina, teologia, diritto canonico, già all’inizio degli anni Quaranta del XVIII secolo. Il marchese Scipione Maffei ne aveva tratto ispirazione per le sue riflessioni; il papa Benedetto XIV lo aveva apprezzato «sì per la dottrina, che per la vasta erudizione».
Si scopre, nel racconto, come una delle figure folkloristiche tra le più note a livello mondiale, quella del vampiro, fosse ben conosciuta e discussa in Puglia ben più di un secolo prima che Stoker desse alle stampe Dracula e prima dei lunghi canini e del morso alla giugulare, i vampiri succhiavano sangue semplicemente per contatto.

Qui comunque condivido la prima soluzione, quella scartata: secondo voi, si capiva?

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