In compagnia dei Lupi

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C’è stato un tempo in cui mi dilettavo a scrivere recensioni dei film che mi avevano colpito, soprattutto quelli fantastici, onirici, surreali Li pubblicavo su un sito per appassionati con uno pseudonimo davvero stupido. Mi sono ricapitate in mano queste recensioni, e le ho rilette. Non so giudicare la qualità della recensione, ma rileggendole mi sono ricordato perché alcuni film mi piacevano tanto.

Intanto vi propongo questa, le altre vediamo.

IN COMPAGNIA DEI LUPI

Rosaleen passa tutto il suo tempo nella sua camera a dormire. Sogna un mondo da fiaba, nel ‘700, dove i lupi corrono liberi nella foresta e dove gli uomini sono pericolosi quanto gli animali.

Rosaleen, una graziosa adolescente inglese, passa le sue giornate dormendo. Nei suoi sogni, popolati di giocattoli infantili che improvvisamente si animano e di animali feroci (i lupi) in una fantastica foresta, la ragazza rivive le fiabe che la vecchia nonna le ha raccontato fin dalla più tenera infanzia, collocando la nonna, se stessa e tutti gli avvenimenti nel lontano Settecento.
Rosaleen crede ciecamente ai racconti della nonna, ma vuole anche conoscere ed affrontare la realtà ed i suoi inevitabili pericoli: sa che non dovrà mai abbandonare il sentiero e sempre diffidare degli uomini, che sono più feroci dei lupi. La sorella di Rosaleen, nei suoi incubi, è morta sbranata propio da uno di questi animali. Un giorno deve attraversare il bosco per recarsi alla casetta della nonna, è protetta solo dalla mantellina di lana rossa che le ha fatto la vecchia. Incontra un seducente cacciatore, che la sfida ad arrivare prima di lui a destinazione: se lui vincerà, avrà come premio un bacio. Rosaleen, affascinata, accetta, ma a casa non troverà più la nonna ma il forestiero, che dopo averla baciata si tresformerà in un lupo. 

Rilettura in chiave gotico-onirica della favola di Cappuccetto Rosso.

La storia è tratta dal libro “La camera di sangue” di Angela Carter, che è una raccolta di racconti nei quali la Carter dà rilettura delle maggiori fiabe “nere” da Barbablù a Cappuccetto Rosso (il cui episodio si intitola appunto “In compagnia dei lupi”).
La Carter ha anche partecipato alla sceneggiatura del film.

Il film miscela bene ambientazioni goticheggianti e atmosfere da favola fantasy.
Non è nelle intenzioni del regista (lo stesso de “La moglie del soldato” e “Intervista col vampiro“) entrare apertamente nel genere horror, al quale peraltro in definitiva il film non appartiene.
Le ambientazioni sono, diremmo oggi, alla Burton o alla Shyamalan (soprattutto quello di The Village) col quale si notano diverse similitudini. Si tratta di una favola gotica, il cui messaggio portante è riconducibile a “non fidarti di nessuno, attenta/o a non abbandonare mai il sentiero”, ed in effetti nel film la figura della nonna che sta sola nel bosco fa da “guida” alla piccola protagonista, ricordandole continuamente di non allontanarsi dal sentiero, di non fidarsi degli uomini e soprattutto di stare attenta alle belve col “pelo dentro”, intendendo metaforicamente il fatto che non tutto ciò che è pericoloso si palesa da principio come tale. Il famoso adagio secondo cui l’abito non fa il monaco.

La storia è nel suo complesso godibile, anche se in alcune parti il modo di narrare risulta un po’ soporifero, soprattutto nei punti in cui i dialoghi si fanno più rarefatti se non quasi inesistenti ed in alcuni punti rischia di diventare caotica e poco scorrevole la comprensione, soprattutto nei momenti in cui la ragazza sogna la nonna che le racconta una storia dove c’è chi racconta…

C’è anche da dire che la trama risulta essere sovraccarica di elementi psicanalitici che rischiano di compromettere la fruibilità del film anche ad un pubblico meno erudito. Il punto debole del film (anche se si deve tener conto dell’anno in cui è stato girato e che siamo lontani dai miracoli della computergrafica del dopo Matrix) sono gli effetti speciali, goffi e in alcuni casi quasi comici, a discapito dell’idea di base della mutazione in licantropo che è in qualche maniera rivoluzionaria, oltre che metaforica: i lupi escono da dentro le persone.
Gli attori se la cavano bene e le scenografie sono molto suggestive, pur essendo quasi completamente ambientata, la storia, in un bosco (ricostruito nella sua interezza in studio). La fotografia contribuisce a dare al tutto un tocco onirico e surreale.

Come già detto, il tema portante del film è la prudenza come arma di sopravvivenza e la diffidenza verso tutto ciò che al primo impatto può sembrare gentile e benevolo, ma in seguito rischia di rivelarsi pericoloso e crudele. Soprattutto mette in guardia da ciò che perdiamo con l’avvento della maturità e con l’ingresso nell’età adulta.
Tutto ciò non eviterà comunque che la ragazza decida da sola poi a cosa credere o no, sottolineando come i buoni consigli (e i pregiudizi che spesso ne derivano) abbiano bisogno di essere ignorati, per essere smentiti o confermati.
Cappuccetto rosso farà la sua gara, la sua scommessa e la sua scelta, e scoprirà alla fine come stanno veramente le cose e, soprattutto, cosa vuole lei per se stessa.

Ma cosa succede alla fine? (va da se che si tratta di un mezzo spoiler, anche se OH BIMBI, MA È UN FILM DEL 1984!)
Ci possono essere varie chiavi di lettura.
La prima segue uno dei temi portanti dei racconti della Carter, cioè che con l’età adulta la corruzione dello spirito è assoluta. E che quindi la stanza della giovane Rosaleen viene “distrutta” per fare largo alla Rosaleen “lupa”. Il diventare adulti comporta la perdita dell’innocenza della gioventù e non c’è ritorno una volta imboccata quella via. La seconda si basa sul fatto che non vediamo comunque cosa succede alla ragazza al suo risveglio. Il lupo che entra dalla finestra può quindi essere inteso come il fatto che per diventare adulti perdiamo qualcosa della nostra gioventù (qui rappresentata dalla stanza stereotipata da adolescente, piena di piccoli soprammobili e giocattoli) che però riaffiora ogni volta che riprendiamo in mano le cose del tempo andato. L’urlo finale della ragazza può essere inteso come la realizzazione di ciò che perdiamo entrando nell’età più matura…
Anche la mantella rossa aiuta in questa metafora: le viene regalata dalla nonna per proteggere il suo corpo di giovane donna agli occhi del villaggio, e la ragazza la descrive come “morbida come un gattino” sottolineandone l’infantilità, sarà poi il cacciatore (non a caso) a fargliela buttare nel fuoco, dicendole che “non ne avrà più bisogno”.
Un’altra scena interessante riguarda il diavolo che, a bordo di una macchina, arriva nel bosco per dare una pozione al giovane che si trasformerà in licantropo.
Se si presta attenzione si vedrà che l’autista dell’auto è proprio Rosaleen, pur nascosta da una parrucca bionda, come fosse una metafora del fatto che è la donna (nel racconto) a far uscire la parte animale o lussuriosa dall’uomo.

Il film termina con una nenia da bimbi piccoli, quasi come quella dell’uomo nero, che, a mio avviso, riassume bene lo spirito del film:
Da quanto dura questa cantilena: non correre da sola dentro il bosco, non fermarti da sola per la strada, non devi mai fidarti dell’estraneo che si avvicina a te con gentilezza, la beltà s’accompagna alla leggerezza, il lupo assume le più strane forme, con l’ambigua parola che t’inganna, mai lui rivelerà i propri intenti: più dolce la sua lingua, più aguzzi i denti…

Sicuramente un film da rivedere una seconda volta.

IN COMPAGNIA DEI LUPI: Un film di Neil Jordan. Con Angela Lansbury, Sarah Patterson, Micha Bergese, Graham Crowden, David Warner, Stephen Rea. – Titolo originale The company of wolves. Fantastico, durata 100 min. – Gran Bretagna 1984.

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