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Racconti

Come scrivere un romanzo.

Un paio di cose: la prima è una digressione breve su che cosa è o dovrebbe essere un romanzo. Non un saggio ma un piccolo pensiero personale in merito, la seconda, se continuate più in basso è per me un pochino più importante: vi introduco la Terza Ora: spremuta di fata. Se valicate uno dei pulsanti potrete leggere la prima parte gratuitamente. Proprio qui.

Ma cominciamo: che cos’è un romanzo?

Più che un’affermazione (non mi permetterei mai, sono un neofita e manco brillante, temo) è una domanda che mi sono posto e che mi pongo in questo periodo di stesura del mio romanzo a puntate Notturno.

Al momento sono uscite le prima 4 puntate della prima stagione (e sono qui: Prima, Seconda, Terza e la appena sfornata Quarta Ora), tuttavia continuo a chiedermi cosa sia precisamente un romanzo, e quali siano le differenze “formali” fra romanzo (appunto) e novella, fra racconto e romanzo breve. Sembra facile, ma per chi ha sempre individuato il libro come LIBRo, senza starsi tanto a preoccupare della collocazione formale può essere un problema.

Dico LIBRO non con l’intento di sminuire, si chiaro – non sono certo tutti uguali. Per me un Libro però è un libro. Una persona, qualsiasi ne siano le capacità o il gusto ha inventato o elaborato una propria storia, l’ha codificata e poi messa su carta. Mi pare già abbastanza, in realtà. In altre epoche gli scrittori li tratteremmo come sciamani, come maghi: come depositari di segreti e riti magici a noi preclusi.

Tornando al discorso di cui sopra, come tutti mi sono documentato andando un po’ in giro sul web, ed ho capito che è tutto un problema di “cartelle” o di “caratteri”. Cioè come a dire che qualcosa di scritto assurge a romanzo o cala a novella a seconda di queste parole lo scrittore ha messo nero su bianco. Alcuni altri dicono che è un problema di “modo”: cioè un romanzo è raccontato in maniera diversa da una novella o un racconto. 

Allora mi sono domandato “Alla fine, che importanza può avere?”. A parte l’etichetta, voglio dire. A parte il dire “ho scritto un romanzo” piuttosto che “Ho scritto una novella, un racconto”. 

Non basta dire “Ho scritto un libro?”

La terza ora: spremuta di fata (estratto iniziale).

Sentendo la vocina David alzò lo sguardo in quella direzione e vide una piccola ed esile figura femminile che lanciava lampi come d’incendio dagli occhi e dai capelli, imprigionata dentro quello che a tutti gli effetti sembrava un barattolo da marmellata formato gigante, appeso ad una specie di gargoyle scolpito della roccia. Era una statua si, ma aveva comunque un paio di occhi ed un becco che parevano fatti apposta per farlo a pezzi, e come se l’essere fosse sensitivo si girò leggermente verso di lui nel momento in cui guardò da quella parte.

Dicevamo: vide questa figura dentro quell’enorme barattolo da marmellata. Tappato. Guardando un pochino più attentamente vide che il pavimento del barattolo era bucherellato e che una sostanza fluorescente colava in un imbuto di rame posto al di sotto, a sua volta collegato a un laborioso alambicco di bacinelle, vasi, bollitori e tubi.

Stavano spremendo la fata. 

Ma la fata, era Ragione?… Pensando questo si girò a controllare, oltre l’ingresso da cui era entrato, se August fosse ancora lì nella sua slitta-ragnatela: c’era. Ottimo. Almeno non se lo era rubato nessuno.

Tornò a guardare verso lo scontro epico. l’essere continuava a chiamarlo

“Aiutamiiiiiiiii, tipreeeegooooo…”

Le due bestie dal canto loro non solo ignoravano la sua presenza, ma stavano anche dandosele di santa ragione. Il megagufo pareva avere la meglio sul gigaverme.

“L’eterna lotta fra la vita e la morte”

“AAAAAAAAAAAAAAAEEECCCHECCAZZO!” David stava per farsi venire un infarto, si girò e dietro le spalle aveva Sentimento:

“Salve a lei Signore, lieto di ritrovarla intero.” Ed aggiunse, indicando August appena poco più dietro “Complimenti per la trovata e….. Grazie. Davvero.”

“Ma sei scemo? Ma che cazzo è? Ma si può arrivare alle spalle così come un ladro nella notte a far venire gli infarti alla gente?” Il ragazzo stava ancora riprendendo fiato.

Un colpo di coda del verme mandò in frantumi una parte della parete a pochi metri da loro, lanciando detriti e rocce verso il punto in cui erano. I due si fecero indietro e tornarono verso la cicloumaca. Sentimento si mise seduto di fianco e gli carezzò l’occhio (o la testa?) con affetto. Una piccola lacrima parve fare capolino da dietro gli occhiali. Lui subito la ricacciò indietro.

“Non so se sia vivo o no… non ho capito dove devo controllare il battito.” David lo disse con un poco di apprensione, la possibile notizia che August fosse morto lo turbava, anche se lo conosceva da pochissimo tempo.

“Oh, è vivo, non si crucci.” si limitò a dire il ragnometto: “Se fosse morto sarebbe scomparso.”

“In che senso scomparso?”

“Evaporato… VOLATILIZZATO!” Sentimento era contento di aver trovato il termine adatto.

David era sollevato. Bene, anzi benissimo. Adesso poteva concentrarsi su quel che aveva da fare. Le due mega bestie che si stavano scontrando nella sala-pozzo adiacente e la fatina spremuta nel vaso.

“Te non hai idea del bordello che ho affrontato per arrivare qui e…” il Gufo emise uno stridulo ed altissimo verso, mentre cercava di afferrare il gigaverme con gli artigli “… e che cazzo sarebbe questo circo?” 

“Quel che ho detto: l’eterna lotta fra la vita e la morte” Sentimento lo disse come si dice una cosa scontata ed anche un po’ banale.

Dal canto suo David non era certo arrivato fin li per farsi liquidare con una risposta del genere

“Si, va bene. Ma al di là delle mitologie e delle superstizioni varie, che succede?”

“Letteralmente quello che ho appena detto: l’Allghoi Khorhoi, è il trasformatore, il creatore, il generatore di vita. D’altro canto Inanna Yama – quel gigantesco gufo che lo combatte – è la morte, il custode degli inferi, il soppesatore di anime. Quindi, LETTERALMENTE, sta assistendo all’eterna lotta fra la vita e la morte”

David rimase così, senza parole a bocca aperta. Non si prese neanche la briga di analizzare quel che gli era stato appena riferito. Prese tutto per buono ed assodato: ormai le cose da assimilare e digerire erano una quantità troppo ampia e allora decise, come si dice, di seguire la corrente – abbandonarsi ad essa – piuttosto che contrastarla.

“Possiamo smettere col lei? Puoi darmi del tu? Che tu mi dai del lei e io mi aspetto di veder apparire mio padre da un momento all’altro…”

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