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Racconti

Notturno #2 – la seconda ora: il gigaverme.

 

Le cose reali nel buio non sembrano più reali dei sogni. (Murasaki Shikibu)

La seconda ora: il gigaverme.

L’enorme e tetro arco che fungeva da ingresso alla grotta più buia che David avesse mai visto era lì, di fronte a loro. Sembrava una cosa uscita da un racconto di Lovecraft, tanto era imponente. Un’architettura un po’ sghemba ma solida, come se si trovasse lì dalla notte dei tempi. Intorno all’apertura erano cresciute piante e muschio, segno evidente che era passato del tempo dalla sua creazione e anche da che qualcuno ci avesse messo piede. Era come un tempio antico, la porta per un altro mondo, e l’effetto scenico era dato anche da tutta una serie di piccoli fiori luminescenti che parevano incorniciarlo in una ghirlanda luminosa.

Se ne stavano lì, piantati davanti all’ingresso, e nessuno di loro tre pareva aver voglia di entrare.

“Che si fa?” Chiese David, più per rompere il silenzio che per altro. “Si va?”

“Suppongochenonabbiamo tantascelta. Latraccia vaffinire liddentro.” Anche August non sembrava entusiasta all’idea di entrare.

“Andiamo” Disse Sentimento, avviandosi.

All’inizio, complice il po’ di luce che continuava ad arrivare dall’esterno, non fu poi così tetro. Era fuori misura, certamente. E troppo geometrico perché fosse naturale e questo lo turbava non poco. Perché se non era naturale qualcuno lo aveva scavato, e tremava al pensiero delle dimensioni che poteva avere chi aveva fatto quell’opera. 

“Cos’è questa, lo sapete?” Chiese.

Passò qualche minuto di silenzio, prima che Sentimento rispondesse alla sua domanda:

“Questo è un ingresso.” Parlava con calma, e quasi sottovoce, come se avesse paura di essere sentito. “È un ingresso per la tana del Verme della Roccia.”

“Cioè vuoi dirmi che esiste un verme di queste dimensioni?” David era abbastanza allarmato da questa prospettiva.

Ci fu un tremore. Profondo, sinistro, improvviso. 

La terra sembrò digerire. 

l’Allghoi Khorhoi si è svegliato…” Sentimento lasciò la frase così, sospesa nel buio della grotta illuminata solo dal bagliore della striscia lasciata da Ragione. 

“L’AlliCOSA?” David cominciava ad essere stanco di ricevere informazioni al contagocce.

l’Allghoi Khorhoi, il baco della roccia e del deserto. Il signore del niente, Il gigaverme. Si è svegliato. Lo ABBIAMO svegliato, in qualche modo. Adesso sa che siamo qui.

“Perfetto. Sono contento. Davvero. Dite che fa curriculum essere inseguito dal verme del deserto?” David era sarcastico.

Egli è un’entità maestosa e sacra: è generatore di vita. Mastica e digerisce la roccia e dalla sua digestione noi tutti siamo nati ed altri nasceranno. Egli genera.”  Il ragnometto pareva rapito. 

“Vi vomita?” Chiese David disgustato a quell’idea.

“No.” E così rispondendo Sentimento lo guardò con un sorriso che era tutto un programma. 

David decise che non ne voleva sapere oltre di questa faccenda, e che anzi forse era meglio riuscire a non scoprire niente di tutto questo di persona. Istintivamente si rannicchiò, forse nel tentativo di fare meno rumore possibile.

La terra tremò ancora e stavolta il rumore parve più vicino.

Intanto continuavano a camminare addentrandosi sempre più nell’oscurità, nel ventre della roccia stessa. Mano a mano che avanzavano il buio si faceva sempre più denso. Arrivarono ad un punto in cui non vedevano assolutamente niente, e fu allora che August accese l’occhio, illuminando il cammino.

Era una cosa abbastanza inquietante camminare con a fianco una specie di torcia vivente. Divertente, ma inquietante. Comunque l’importante era vedere dove stavano andando, e la luce assolveva a quella funzione più che degnamente. Guardandosi intorno David vide meglio quello che li circondava: una grotta immensa si, ma tempestata di quarzi e cristalli che riflettevano la luce verdognola sparata da August in piccoli lampi e scintillii. La bava astrale, di contro, era sempre lì in terra ad indicargli la via da seguire. 

“Sembra che ci sia un po’ di tempo: mi spiegate che succede se non troviamo Ragione?” Il ragazzo chiese, perché tutto sommato potevano impiegare il tempo in un modo migliore che angosciati aspettando che il gigaverme facesse la sua apparizione. Mangiava solo la pietra? O  anche la carne? Voleva veramente saperlo.

“È complicato, signor David. Vede, il nostro è un piano esistenziale molto instabile. Si basa su divisioni nette: il razionale da una parte e l’irrazionale dall’altra. Non è permesso mischiarle. Questo divieto è attivo sia per quanto riguarda la vita sociale che per i rapporti ed ogni livello. Ora, Ragione è razionale – mi rendo conto che è banale, ma tant’è – e questo comporta un bassissimo, anzi nullo, grado di empatia, emozione, sentimento, apprensione. Non ha filtro. Nessun tipo di riguardo, nessun rimorso.”

Sentimento proseguiva la sua spiegazione come in una specie di trance. August invece  illuminava ogni meandro di quel tunnel come meglio poteva, girando forsennatamente la testa da una parte all’altra, indirizzando il suo faro-occhio in tutte le direzioni.

“Quando lei, Signor David, ci ha scoperti – mi ha scoperto, in realtà – sotto al suo letto eravamo nel pieno di una missione atta a carpire il segreto della Fusione.”

“Fusione? Cos’è?” Chiese David. 

“Quello che fate quando dormite. Il sogno. Il sogno è il momento di fusione più alto fra razionale ed irrazionale. Senza filtri, si auto bilanciano e si contrappongono, compongono il sogno secondo alchimie naturali e non regolate da leggi terrene.”

“Il gorgo era per impedirvi di riuscirci?” 

“In effetti, temo di si.” Si era incupito, Sentimento, probabilmente al pensiero di quel che era successo alla sua amica.

“Ok, ma se vediamo la scia vuol dire che sta bene, no?”

“Oh, vede, questo non è detto” Rispose il ragnometto “Un Razionale rilascia continuamente il Sogno volente o nolente. E’ come una sorta di spurgo. Anche se la avessero catturata, lei continuerebbe a lasciarsi dietro questa pista. Probabilmente chi l’ha portata via questo non lo sa.”

Stettero in silenzio, David per metabolizzare la mole di informazioni ricevuta, gli altri due nelle loro faccende mentali affaccendati. Tutti e tre, pur senza parlarne – e per motivi differenti, erano terrorizzati dall’idea di incrociare il cammino del gigaverme. 

Continuavano intanto a camminare e fu dopo un po’ che David si rese conto che qualcosa non andava: la scia si faceva sempre più sottile. Era come un se il secchio piano piano si fosse svuotato.

Si voltò a guardare indietro allarmato, e constatò che era così, ogni passo, un po’ meno densa, un po’ meno luminosa: la scia stava perdendo consistenza. Proseguirono ed arrivarono al punto in cui non ci fu più alcuna scia da seguire.

Restarono inebetiti a guardare un punto vuoto nel buio del tunnel. Restarono così, senza dire una parola, in piedi l’uno di fianco all’altro finché la terra non tremò. Questa volta era molto, troppo vicino. Si guardarono:

“Oh, non va affatto bene” fu tutto ciò che ebbe da dire Sentimento.

“Dobbiamotrovareunriparo AllghoiKhorhoicisaràpprestaddosso!” il tono di August era di forte preoccupazione. Quasi terrore. Ed a sottolineare la sua apprensione spense la luce dall’occhio. Come per nascondersi nel buio.

Adesso si sentiva solo lo sgocciolio di acqua, da qualche parte doveva esserci una falla o un fiumiciattolo sotterraneo. 

Ogni tanto arrivava una folata fredda da un punto non definito delle tenebre di fronte a loro. Tenebre che li circondavano. Nessuno osava parlare. Adesso che la luce si era spenta, l’oscurità aveva preso un che di solido.

“Possiamo solo andare avanti” constatò sussurrando David. 

Si incamminò, come a fare da esempio ai suoi compagni di viaggio. Istintivamente August accese il suo occhio. 

“NO!” esclamò perentorio Sentimento “Così lo attiriamo verso di noi. Dobbiamo usare solo il poco di luminescenza rilasciato dalla scia e quel che ne resta. Finché c’è”. 

Tornò l’oscurità e loro, molto lentamente e con circospezione, andarono avanti. 

Per non rischiare di restare al buio David prese e spalmò addosso a tutti e tre un po’ della bava di Ragione, col risultato che sembravano tre spiriti vagare nella notte.

Poco male, l’importante – pensava il ragazzo – era non restare completamente al buio.

Arrivarono ad un bivio. la caverna si divideva in altre due che andavano in direzioni opposte. Una in leggera salita verso sinistra e una che andava invece verso il basso, a destra. Si fermarono all’imboccatura. Ormai la traccia luminescente era del tutto finita, e la luce che restava erano loro a emanarla. Era diverso tempo anche che la terra non tremava, segno che forse il silenzio ed il buio avevano convinto il verme che non c’era nessuno da cacciare. Non di meno dovevano dividersi, o scegliere una delle due vie. Il problema che fossero identiche per mancanza di luminosità e movimenti aumentava l’incertezza sul da farsi.

“Dobbiamodividerci” disse August.

“No bello! Io col cazzo che vado da solo da qualche parte, qui!” Non c’era il tempo per fingere eroismi: era terrorizzato e non avrebbe permesso a nessuno di lasciarlo solo.

“Dobbiamo fare quel che c’è da fare. Ci sono cose in ballo più grosse di noi, Signor David” Considerò Sentimento.

“Ma c’è un verme che vuole ucciderci!” Stava piagnucolando? David se ne fregava!

l’Allghoi Khorhoi non mangia. l’Allghoi Khorhoi trasforma.” Il ragnometto parve voler rassicurare se stesso più che gli altri.

l’Algoicoroi può fare quel che vuole, ma io non intendo essere trasformato in niente!” Non avrebbe mollato il punto.

“ADESSOBASTA!” Tuonò August “IORESTOQUI, SENTIMENTO VAASINISTRA ETTÙVVAIADDESTRA!” Tuonò e la terra tremò con ancor più violenza questa volta. 

Finito il terremoto restò una specie di brusio di sottofondo, come un rumore di ghiaia smossa, a far da contraltare allo sgocciolio in lontananza. Tutto questo nel buio illuminato solo dal bagliore bluastro della bava. 

Il gigaverme stava arrivando. 

Ma da dove?

August dal canto suo aveva preso posizione in mezzo al passaggio da cui erano arrivati. La sua silhouette vista da dietro era quasi grottesco: una lumaca troppo cresciuta con un’antenna sola e 4 braccia. David incrociò lo sguardo di Sentimento. Gli parve di vedere un bagliore sulla guancia destra, ma non avrebbe potuto giurarlo. Si guardarono e l’aracnide disse: 

“Ok, il primo che trova una traccia di Ragione chiami gli altri, urlando”. 

“Urlando? E se ci sente il verme?” Chiese allarmato David.

l’Allghoi Khorhoi sta già arrivando!” Fu la risposta che gli dette Sentimento.

David si girò verso la sua grotta. Lo sgocciolio in lontananza. Il rumore di sottofondo del verme che tritava la roccia. E tutto quel buio. Fece un passo incerto. Poi un altro ed un altro ancora. Era come in trance, con tutti i sensi all’erta: le orecchie gli dolevano tanto erano tese a cogliere ogni nuovo rumore, ogni mutamento di frequenza. Il respiro gli si affollava con la velocità di battito del cuore, che ormai sentiva in gola e nelle orecchie.

Terrore non era la parola adatta, era ormai in una specie di stato alterato di coscienza, ritornato al primordio. Si sentiva una preda, ormai. Ma ormai doveva andare avanti: buffo come anche quando ci troviamo in situazioni che non ci appartengono, catapultati tra eventi che neanche avevamo preso in considerazione, poi ci sentiamo comunque in dovere di portare a termine il compito che ci è stato assegnato.

Una specie di suicidio coscienzioso.

Ed allora avanzava conscio che ogni passo sarebbe potuto essere l’ultimo, che all’improvviso dall’oscurità sarebbe emersa una bocca gigantesca affollata di denti aguzzi che lo avrebbe masticato e digerito e ricombinato e “convertito” in qualcosa di altro.

Cadde invece verso il basso. Non avrebbe saputo dire se in una crepa naturale del terreno, in una buca o in una trappola. Cadde per un tempo che valutò essere tendente ad infinito, per poi rovinare sulla roccia sotto di lui. Impattò col suolo e svenne.

Sognò. 

In un turbinio di luci fluorescenti pennellate da fiori microscopici e piccoli insetti la ragazza-lucciola con i capelli di fuoco e con gli occhi rosso accesi gli sorrise. Sorrise sorrise e pianse. Poi si fece seria e pensierosa e si sgretolò al vento in un vortice di sabbia lasciando in terra una pozza di liquido appiccicoso da cui nacque una stella. Sognò una mano che afferrava la stella e la stritolava, sognò un nodo intorno all suo polso ed una voce che diceva “Andiamo, David”. Sognò un verme che lo guardava senza occhi e senza muoversi ed un gufo che staccava a colpi di becco pezzi del verme e sognò di ragnatele ed insetti. 

  

————

Sentimento avanzava con decisione. Non vedeva niente, ma non aveva importanza, l’imperativo era ritrovare Ragione. Avanzava ed intanto imprecava e malediceva silenziosamente la sua decisione di accompagnarla in questa sua missione senza senso: perché cercare di cambiare l’ordine? Perché sovvertire qualcosa che di per se funzionava perfettamente? Era noioso, era ingiusto? Certo, ma almeno era un sistema che funzionava.

Ragione e le sue stupide iniziative per rendere la vita di tutti un po’ meno prevedibile… Sentì un tonfo, in lontananza, ma nessun grido, nessun lamento. Restò in silenzio per sentire meglio, ma nessuno chiedeva aiuto. Per un attimo valutò l’idea di tornare indietro per accertarsi che nessuno fosse caduto fra le mascelle del gigaverme, ma poi si disse che le priorità, purtroppo, erano altre. Riprese il cammino, un pochino più circospetto. Chissà se il ragazzo stava bene… forse non avrebbe dovuto coinvolgerlo in questa faccenda, che era solo loro… Ma un umano, egli lo sapeva, poteva fare la differenza. Poteva. Non ne era certo, ma la situazione ormai era disperata e non si poteva certo tornare indietro. Ma il pensiero e l’angoscia più grandi volarono ad August… Era sempre così risoluto, come lui non sarebbe stato mai. Era questa una delle sue parti che amava di più, sapeva sempre cosa fare. Se si fossero ritrovati non avrebbe più permesso alla sua debolezza di mettersi fra loro.

Uno schianto fortissimo lì, davanti a lui: la parete venne giù in un miliardo di piccoli pezzi, milioni di microscopici sassi e polvere invasero la galleria.

Sentimento si congelò: di fronte a lui in tutta la sua mastodontica presenza primordiale c’era l’Allghoi Khorhoi, e lui non aveva mai visto niente di così definitivamente drastico. Era senza dubbio un entità proveniente dai meandri più nascosti dello spazio e del tempo. La sua sola presenza emanava il carico di eoni passati ad assolvere ad un compito: signore e servo della sua condizione Khorhoi aveva un unico scopo: generare esistenza.

Rimase fermo immobile, Sentimento, in attesa di non sapeva neanche lui bene cosa. Sperava forse che il dio non si accorgesse della sua insignificante presenza e passasse oltre.

Rimasero così, immobili, finché…

————

August era a guardia della sua porzione di tunnel. Doveva vegliare sui compagni, che non ricevessero visite inaspettate alle spalle. Come avrebbe fatto in un ipotetico incontro con il padrone di casa a fermarlo, questo era tutto un altro discorso. Ci avrebbe pensato al momento opportuno, intanto faceva da guardia in attesa che l’occasione si presentasse. 

Sentì un tonfo sordo in lontananza. Ma nessun suono né prima né dopo: concluse che era un’altro rumore generato dallo spostamento del verme nelle sue grotte. Curioso, perché non era stato anticipato da un movimento della terra, né seguito da un fruscio di sassi. Era stato un tonfo isolato, poi più nulla.

Si chiese se i suoi compagni stessero bene. L’umano, ne era certo, non sarebbe sopravvissuto a lungo: era debole e impaurito e totalmente alieno a quel mondo. Non era un problema suo: ognuno decideva per se che fare della propria esistenza, e David aveva deciso di seguire sentimento in quella avventura e di proseguire nella ricerca di Ragione.

Sentimento… ecco, questa era un’altra storia. Lo amava, anche se era un ragnetto insicuro ed instabile. Lo faceva arrabbiare, ma nel periodo che erano stati lontani si era accorto che non poteva farne senza. Quando si sarebbero ritrovati non lo avrebbe più lasciato andare.

D’improvviso, neanche troppo lontano si sentì un immenso boato e un tremore. Doveva essere il verme che aveva scavato un’altra galleria, più avanti, da qualche parte. 

E d’improvviso una certezza, come una morsa, gli stritolò cuore e cervello, e si mise a correre nella direzione del tunnel in cui si era addentrato Sentimento.

“NOOOOOOOOOOO” Il grido si perse rimbalzando di parete in parete, forando il buio come una lama. 

————

Sentimento sentì il grido ma non riuscì a muoversi o rispondere: era paralizzato. Il verme parve tirare su la testa ed annusare l’aria. Il grido si avvicinava ma ad una velocità che sembrava rallentata, il verme parve indeciso, poi in un attimo la situazione precipitò. August si lanciò con un balzo addosso all’animale, che con un leggero spostamento della testa lo colpì lanciandolo contro la parete rocciosa. Si sentì un crac e August cadde a terra privo di sensi. 

Sentimento allora cominciò ad urlare di disperazione e a saltare da una parte all’altra intorno al verme ordendo una ragnatela sempre più fitta per imprigionarlo in un bozzolo gigantesco. L’animale emise un suono acuto ed altissimo mentre il ragno continuava nella sua frenetica corsa, convinto di poterlo fermare e conscio di dover fare presto per poi poter soccorrere il suo amato. Correva e tesseva e tesseva e correva, ansimando, singhiozzando disperato, mentre il dio non si spostava di un millimetro.

————

David si svegliò di soprassalto. Un forte rumore proveniente dalla sua sinistra lo fece riemergere dal suo sonno. Non ricordava granché: stava camminando finché gli era mancato il terreno sotto i piedi e si era sentito andare giù. Stava cercando di riprendersi quando un grido rimbombò tra le gallerie infilandosi direttamente nel centro del suo cervello. Chi era che gridava? Sentimento? August? Che stava accadendo? C’era bisogno di lui, allora si tirò su in piedi e cominciò a cercare un appiglio per arrampicarsi e tirarsi fuori da quel pozzo. Non riusciva a capire neanche quanto era profondo il pozzo in cui era finito, figuriamoci se riusciva a trovare un appi- ECCOLO! trovò una rientranza in cui infilare il piede. Cercando ancora riuscì a trovare un appiglio per la mano sinistra e si tirò verso l’alto di almeno mezzo metro. Continuava il trambusto, sentiva imprecare ed urlare e la voce gli pareva essere quella di Sentimento. Quindi doveva essere capitato qualcosa nella sua zona. Piano piano riuscì a guadagnare l’uscita dal buco in cui era caduto, con sua somma sorpresa. 

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Sentimento era ormai esausto. Il verme non aveva invece accennato a spostarsi dal posto dove era. Lui continuava a tessere il bozzolo intorno all’essere con la sua ragnatela, ma la cosa non sembrava sortire alcun effetto definitivo. Poi accadde che il verme lanciò un grido e si mosse. Andò contro alla parete opposta da quella in cui aveva sfondato ed era apparso, bucandola e proseguendo all’interno  della montagna. Sentimento allora lanciò un filo e lo prese al lazo. E lo seguì nella sua folle corsa dentro la terra.

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Appena riemerso, David, si tirò su in piedi e corse all’impazzata verso il punto da cui proveniva il trambusto. scivolava e picchiava da tutte le parti, ma continuò a correre finché non inciampò, rovinando a terra, in qualcosa di veramente ingombrante. 

“Che giornata di merda! Pensare che mi lamentavo di ieri sera…”

Cercò di capire dove era inciampato. Guardando meglio, con l’aiuto della bava fosforescente capì che la cosa in cui era inciampato era il corpo inanimato di August. Come si faceva a sentire se aveva ancora battito? Eh? COME CAZZO SI FACEVA?

Ok, si doveva dare una calmata. Per quanto possibile. Doveva fermarsi, contare fino a 10 e poi agire normalmente, come questa evenienza richiedeva. Fece un respiro profondo, contò, e poi con l’indice ed il medio cercò il battito alla base del collo. Posto che quello fosse il collo. E che l’essere avesse un battito come il suo. Troppe incognite PERCHÈ NON C’ERA NESSUNO A DIRGLI COSA FARE? Dov’era finito Sentimento? Lui avrebbe certamente saputo cosa e come fare. Allora doveva caricarsi il corpo addosso e cercare il ragnometto. Cercò di prenderlo in collo, di caricarselo sulle spalle ma la mole (le quattro braccia e il guscio soprattutto) gli impediva qualsiasi tipo di approccio muscolare al problema. 

Disperato si sedette in terra. Si accorse che stava piangendo: si passò allora l’avambraccio sugli occhi. Cominciava anche ad avere freddo – era pur sempre in maglietta e mutande – e non sapeva davvero cosa fare. Si alzò cercando di guardare meglio la zona in cui era. La galleria era incrociata ortogonalmente da una seconda galleria, probabilmente scavata in un secondo momento. Era forse quello che aveva provocato quel frastuono di prima. Avanzò per vedere ancora meglio, ma sentì qualcosa di appiccicoso sulla faccia. Si sforzò ancora di più ed allora si accorse che la galleria era completamente ricoperta da una gigantesca, lacerata, ragnatela. Sentimento era stato li, ma allora dove era finito? 

Poi la ragnatela gli fece venire un’idea.

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Il verme galoppava ad una velocità incredibile per un essere di quella stazza e per giunta senza arti. Galoppava e non pareva volersi fermare: Sentimento veniva sballottato da una parte all’altra, aggrappato con tutte le sue forze al lazo-ragnatela. Con uno sforzo riuscì a legarsela in vita, come un’imbracatura. Poi, d’improvviso, si fermarono. Ci fu un lungo attimo in cui si aspettò che il verme ripartisse, ma non lo fece. Si era fermato. Sentì un verso acutissimo, come di un uccello, guardò in alto e quel che vide lo lasciò senza parole.

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Aveva costruito una sorta di slitta di corda usando la ragnatela che aveva trovato, ci aveva caricato sopra August e se lo stava tirando dietro usando due capi del filo come briglie. Aveva scoperto che era molto più robusta di una corda qualunque… Comunque era una faticaccia, la cicloumaca pesava molto più di quanto avrebbe detto e non era comunque riuscito a stabilire se fosse o meno ancora viva. 

Aveva imboccato lo squarcio di destra, sperando che fosse la direzione giusta, seguendo solo l’istinto, e sperando comunque in cuor suo di ritrovare Sentimento vivo ed in salute, perché si sentiva già abbastanza disorientato così. Continuò a camminare per un tempo che non avrebbe saputo quantificare: il buio, la mancanza di riferimenti atmosferici, il silenzio e la solitudine non aiutavano ad avere consapevolezza del tempo che passava. E comunque da quando era in quel posto, il Dilà, il tempo pareva scorrere al rallentatore.

Si sorprese a ripensare al sogno che aveva fatto quando era svenuto poco prima, che somigliava a quello fatto la sera prima di essere catapultato in questo delirio. Come mai continuava a sognare quell’essere? Era suggestione, ci avrebbe scommesso, chi non si sarebbe lasciato condizionare da quella sequenza di eventi? Ok, ma questo non avrebbe spiegato come mai il solito sogno lo aveva fatto la sera PRIMA di trovare Sentimento sotto al suo letto. Se fosse stato superstizioso avrebbe pensato ad un sogno premonitore, ma non essendolo optò per il caso.

Intanto dalla direzione di fronte a lui incominciò a sentire come un refolo di vento freddo, una corrente d’aria: segno che da qualche parte più avanti doveva esserci un’uscita, uno sbocco sull’esterno. Allora, come se quel vento avesse portato anche un po’ di speranza, camminò con ancor più determinazione in quella direzione, ansioso di vedere qualcosa, QUALSIASI cosa non fosse un tunnel nel buio e nel silenzio. Si sarebbe accontentato di uno squarcio di cielo, una stella in lontananza, uno sguardo amico. Uno sguardo.

Si sarebbe accontento di una presenza, qualcuno con cui condividere la solitudine, per provarne un po’ meno. Una solitudine condivisa è mezza compagnia, come avrebbe detto sua madre.

Sentì un verso acutissimo e stridulo provenire da poco più avanti, presumibilmente dal punto da cui arrivava il vento. Intanto la galleria veniva piano piano illuminata da qualcosa. Era una luce verdastra ed oscillante, precaria ma onnipresente. E mano a mano che avanzava aumentava di intensità, come il vento.

Sentì come fremito, uno spostamento che proveniva dal centro della terra.

Un secondo verso, più forte del primo seguito da una ventata più vigorosa delle altre. E quel fremito che proveniva da sotto i suoi piedi, come se la terra stessa stesse per spaccarsi.

Di fronte a lui la luce era ormai netta, e vedeva una sorta di camera ad una decina di metri di fronte.

Lasciò August appoggiato ad una delle pareti, in modo che non restasse in mezzo alla via e si avvicinò all’ingresso: e quel che vide lo lasciò senza fiato.

Si trovava all’ingresso di una camera interna enorme, cilindrica, il cui soffitto era aperto al cielo. Avrebbe detto che era un pozzo, illuminato da quattro falò laterali, disposti a croce. La luce era verdognola e gettava lampi e ombre sulla scena che si spiegava davanti ai suoi occhi: Un gigantesco verme rossiccio, in terra in mezzo alla sala aveva la parte della testa tirata su come fosse una sorta di serpente, un cobra, in posizione di difesa e sopra di lui un gufo, un altrettanto gigantesco gufo che, sbattendo le ali cercava di artigliarlo con le zampe. Il gigaverme si difendeva sputando fiotti di liquido giallastro che corrodevano la parete dove andavano a schiantarsi. Ogni tanto il gufo lanciava un grido, e ogni tanto il verme sbatteva una parte del suo copro ora sul terreno, ora sulla parete.

Più in alto il cielo, con le stelle e la sua immobile quiete dava alla scena già caotica di per se un tocco surreale.

Mentre stava cercando di capire cosa fare, una voce flebile da un punto a metà altezza implorò:

“Aiutami!”.

Fine Seconda Puntata.

 

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